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Chatbot medici e disorientamento etico, dal Dr. Google al Dr. ChaGPT: la voce dell’intelligenza artificiale nel percorso di cura

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Pubblicato: 9 ottobre 2026
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Negli ultimi anni, l’accesso alle informazioni sanitarie online ha subito una trasformazione radicale e profonda: dal modello informativo passivo dei motori di ricerca (“Dr. Google”) si è passati a un’interazione attiva e conversazionale con chatbot basati su modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM). Questo passaggio non rappresenta soltanto un’evoluzione tecnologica, ma un cambiamento antropologico nel modo in cui il paziente interpreta il proprio vissuto di malattia e costruisce il rapporto con il medico. È stata condotta un’analisi comparativa qualitativa di cinque chatbot (GPT-5, Gemini 2.5 Flash, Claude Sonnet 4.5, Grok 4 Veloce e DeepSeek), sottoponendo a ciascuno le stesse sette domande mediche, in chat indipendenti e nella stessa giornata, utilizzando versioni gratuite per simulare l’esperienza dell’utente medio. I risultati evidenziano il rischio di una progressiva disintermediazione del sapere medico, accompagnata da fenomeni di manipolazione conversazionale e da una ridefinizione implicita dell’autorità clinica. In tale contesto, il paziente giunge alla consultazione non più come soggetto in ricerca, ma come interlocutore già orientato, portatore di aspettative, convinzioni e molto spesso autodiagnosi. Si configura così un disorientamento etico che coinvolge entrambe le parti: il paziente, esposto a una relazione simulata che può influenzarne l’autonomia, e il medico, chiamato a confrontarsi con una perdita di centralità epistemica. Alla luce di ciò, emerge la necessità di ripensare la relazione di cura come incontro tra vulnerabilità umane, in cui l’intelligenza artificiale possa essere integrata come strumento, ma non sostituire la dimensione relazionale, etica e responsabile dell’atto medico.

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Chatbot medici e disorientamento etico, dal Dr. Google al Dr. ChaGPT: la voce dell’intelligenza artificiale nel percorso di cura. (2026). Medicina E Morale, 75(3), 431-451. https://doi.org/10.4081/mem.2026.1693