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Il paradosso del dolore, tra soggettività e misurazione

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Pubblicato: 9 ottobre 2026
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Fin dalla nota campagna del 1996 promossa dall’American Pain Society, intitolata “Pain: the 5th Vital Sign” (“Il dolore: il quinto parametro vitale”), il dolore è stato progressivamente riconosciuto come il quinto parametro vitale dell’organismo umano. Questa iniziativa ha contribuito a rafforzare l’obbligo clinico della sua valutazione sistematica e del suo appropriato trattamento. Oggi la valutazione del dolore costituisce una componente integrante dei percorsi di cura, dalla fase diagnostica fino al monitoraggio terapeutico e alla valutazione degli esiti clinici e della qualità della vita. Nonostante la disponibilità di scale validate e strumenti standardizzati – come la Numeric Rating Scale (NRS), la Visual Analogue Scale (VAS), la Verbal Rating Scale (VRS) e misure multidimensionali – la valutazione del dolore continua a scontrarsi con un limite strutturale: il dolore rimane un’esperienza soggettiva, non immediatamente né direttamente osservabile e accessibile solo indirettamente attraverso il racconto del paziente. La misurazione del dolore, per quanto clinicamente necessaria, non esaurisce la complessità dell’esperienza vissuta, che è plasmata da fattori corporei, psicologici, relazionali e contestuali. L’obiettivo di questo contributo è analizzare la tensione tra l’oggettivazione clinica e la dimensione soggettiva dell’esperienza dolorosa, con particolare attenzione alle sue implicazioni etiche e decisionali. A tal fine, il lavoro attinge a strumenti concettuali delle tradizioni fenomenologica ed ermeneutica, a partire da Edmund Husserl e Maurice Merleau-Ponty, che hanno elaborato la distinzione tra corpo-oggetto e corpo-vissuto, sottolineando la natura incarnata dell’esperienza percettiva. Queste riflessioni si integrano con i contributi contemporanei alla fenomenologia del corpo e del dolore, in particolare quelli di Drew Leder, nonché con l’analisi filosofico-letteraria di Elaine Scarry sul dolore come esperienza che resiste al linguaggio. Non intendiamo offrire una riflessione puramente teorica, ma piuttosto – approfondendo i concetti di total pain e medicina narrativa, proposti da Cecily Saunders e Rita Charon – suggerire un quadro interpretativo rilevante per la pratica clinica: riconoscere la dimensione intrinsecamente soggettiva del dolore può rafforzare l’ascolto attivo, favorire l’alleanza terapeutica e sostenere un processo decisionale più proporzionato e personalizzato.

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Il paradosso del dolore, tra soggettività e misurazione. (2026). Medicina E Morale, 75(3), 383-399. https://doi.org/10.4081/mem.2026.1690