L’identità sessuale della persona a cinquant’anni dall’Humanae Vitae / The sexual identity of the person 50 years after Humanae Vitae

  • Ramón Lucas Lucas | lucas@unigre.it Facoltà di Filosofia, Pontificia Università Gregoriana, Roma, Italia.

Abstract

Da un primo sguardo a Humanae Vitae sembra emergere che la questione centrale sia la morale sessuale coniugale. Non voglio insistere su questo punto. Altre questioni antropologiche meritano attenzione e concentrerò la riflessione su questa: la distinzione tra uomo e donna, ovvero l’identità sessuale della persona umana e i problemi antropologici ad essa legati. Se già allora Paolo VI aveva colto l’importanza, tuttavia la natura dell’Enciclica e l’ambiente culturale di allora non richiedevano un approfondimento esplicito. Oggi l’orientamento culturale si è polarizzato attorno al gender per indicare un’identità personale svincolata dal sesso. Seguendo l’orientamento del Concilio Vaticano II appena concluso, Humanae Vitae adotta un approccio personalista dell’amore coniugale e dei rapporti tra gli sposi. Per Paolo VI «gli sposi» sono marito e moglie, e «l’amore coniugale» si dà tra uomo e donna. Oggi la coniugalità si è allargata, gli «sposi» possono essere «partner» dello stesso sesso, «l’amore coniugale» può separarsi in radice dalla procreazione, la generazione di nuove vite può avvenire in laboratorio. Le nuove proposte vengono presentate come un «nuovo umanesimo», come il «transumano» che va al di là dell’umanesimo finora vissuto e divenuto ormai inadeguato. Una delle prime insidie che dovettero superare i primi cristiani fu lo gnosticismo; sembra che sia tornato con apparenza di originalità. Che ne dice Humanae Vitae di tutto ciò? Al di là gli aspetti morali, ancora oggi in discussione, prendo in considerazione il fondo antropologico che sta a fondamento degli aspetti morali proposti.
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At first glance, the morality of conjugal sexuality seems to emerge as the central question of Humanae Vitae. I dont want to insist on this point. Other themes merit attention and I will focus this reflection on one such theme: the distinction between man and woman, which is to say sexual difference and the anthropological issues linked to such difference. While Paul VI had already taken into account the importance of sexual difference, the culture was not yet strongly impregnated with alternative views. Today, the cultural climate is polarized around the concept of «gender» as personal identity detached from sex. Following the orientation of the recently concluded Vatican Council II, Humanae Vitae adopts a personalist approach to conjugal love and relations between spouses. For Paul VI «spouses» are husband and wife, and «conjugal love» is between man and woman. Today, conjugality is expanded. The «spouses » can be «partners» of the same sex. «Conjugal love» can be separated from procreation and the generation of new life can come about in the laboratory. New proposals are presented as a «new humanism», such as «transhumanism » that goes beyond the inadequate humanism lived until now. Gnosticism was one of the first dangers that the first Christians needed to overcome, yet seems that Gnosticism has returned with the appearance of originality. What does Humanae Vitae have to say about this situation? Beyond the moral aspects still debated today, I take into consideration the anthropological foundation that grounds the moral aspects proposed.

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Pubblicato
2018-12-11
Sezione
Original Articles
Parole chiave:
sessualità, genere, persona, natura umana, libertà, autonomia, intersoggettività, alterità / sexuality, gender, person, human nature, freedom, autonomy, intersubjectivity, alterity
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Come citare
Lucas Lucas, R. (2018). L’identità sessuale della persona a cinquant’anni dall’Humanae Vitae / The sexual identity of the person 50 years after Humanae Vitae. Medicina E Morale, 67(5), 545-562. https://doi.org/10.4081/mem.2018.556