https://www.medicinaemorale.it/index.php/mem/issue/feed Medicina e Morale 2019-04-19T12:32:28+02:00 Francesca Baccino francesca.baccino@pagepress.org Open Journal Systems <p><strong>Medicina e Morale. Rivista internazionale di Bioetica</strong> è una rivista scientifica trimestrale promossa dall’Università Cattolica del Sacro Cuore (UCSC). La rivista pubblica articoli originali su temi di bioetica, filosofia morale, etica medica, deontologia, filosofia del diritto e discipline affini, come pure casi studio che presentino dilemmi etici rilevanti. Sorta per iniziativa dei Medici Cattolici di Torino, con l’intento di riflettere su temi medico-morali, la Rivista pubblicava il primo numero nel 1951, sotto la direzione di p. Agostino Gemelli, di Pietro Sisto (Professore di Patologia medica speciale a Torino) e di Pietro Rondoni (Professore di chimica biologica nell’Università di Milano). I medici Enzo De Lorenzi e Gian Pietro Ravera formarono la Redazione. Con il n. 1 del 1955 la pubblicazione veniva acquistata dalla Editrice “Vita e Pensiero” della UCSC, rimanendo invariate la Direzione e la Redazione. Nel 1973 la citata editrice decideva di dare ulteriore impulso alla rivista, attraverso un processo di maggiore coinvolgimento della Facoltà Medica. La Direzione veniva assunta dal Prof. Angelo Fiori, medico legale, il Comitato di Direzione e quello di Redazione venivano allargati. Nel 1974 la Rivista acquisiva la collaborazione del Prof. Elio Sgreccia, in seguito Condirettore e quindi Direttore a fianco del Direttore Responsabile Prof. Fiori. La Rivista allargava il suo orizzonte al crescente sviluppo della bioetica di cui veniva anticipata l’espansione anche in Italia, verificatasi alcuni anni dopo. Superate le temporanee difficoltà amministrative del 1983, “Medicina e Morale”, gestita ormai dalla Facoltà di Medicina dell’UCSC, giungeva in breve tempo al traguardo di oltre 3000 abbonati, in parte esteri. Nel dicembre 2015, il Rettore dell’UCSC ha emanato un Decreto recante il Regolamento della rivista “Medicina e Morale. Rivista internazionale di bioetica”, il quale, unitamente al Codice etico di cui la rivista si era già dato, ne delinea ora la nuova struttura, definendone in modo più dettagliato lo scopo e il ruolo dei diversi organi. Nuovo direttore è stato nominato il prof. Antonio G. Spagnolo, direttore dell'Istituto di Bioetica e Medical Humanities dell’UCSC. Si può dire con legittima soddisfazione, che la Rivista gode di un credito in Italia ed in altri Paesi del mondo, figurando nelle biblioteca di importanti Università e Istituzioni Culturali.</p> <hr> <p><strong>Medicina e Morale. Rivista internazionale di Bioetica</strong> is a scientific quarterly journal promoted by the Università Cattolica del Sacro Cuore (UCSC). The Journal publishes original articles on bioethics, moral philosophy, medical ethics, deontology, philosophy of law, and related disciplines, as well as case studies in which ethical dilemmas are relevant. Started up by Catholic Doctors of Turin, with the aim of reflecting on medico-moral issues, the Journal has published the first issue in 1951, under the direction of Fr. Agostino Gemelli (UCSC’s Rector), Peter Sisto (Professor of Special Pathology at the University of Turin) and Peter Swifts (Professor of Biological Chemistry at the University of Milan). Physicians Enzo De Lorenzi and Gian Pietro Ravera worked as Editorial Staff. From No. 1 on 1955 “Vita e Pensiero” publisher bought the Journal, but Editor-in-Chief and Editor Staff were unchanged. In 1973 the above-mentioned publisher tried to implement the Journal by a major involvement of the Faculty of Medicine. Prof. Angelo Fiori, forensic scientist, became the Editor-in-chief and the Editorial Committee and the Editorial Staff were enlarged. In 1974 Prof. Elio Sgreccia started to collaborate with the Journal, and later he became Editor, alongside Prof. Fiori. The Journal broadened its horizon, dealing with Bioethics. After some administrative difficulties in 1983, “Medicina e Morale”, managed by the Faculty of Medicine at UCSC, came quickly to the milestone of over 3000 subscribers, partly from foreign countries. In December 2015, the Rector of UCSC has issued a decree on the journal "Medicina and Morale. Rivista internazionale di Bioetica”, which, together with the Code of ethics previously published, outlines the new structure, defining in more detail the scope and the role of the different organs. Prof. Antonio G. Spagnolo, director of the Institute of Bioethics and Medical Humanities of the UCSC, has been appointed as director. We can say with justifiable satisfaction, that now the Journal has a credit in Italy and in other countries around the world and it is present in several important Universities and Cultural Institutions.</p> https://www.medicinaemorale.it/index.php/mem/article/view/563 Contestualizzazione della Bioetica nell’ambito della sicurezza in sanità. Il caso dell’Health Technology Assessment (HTA) 2019-04-19T12:32:28+02:00 Antonio G. Spagnolo amministrazione.medicinaemorale@unicatt.it <p><span>Non disponibile / Not available</span></p> 2019-04-10T00:00:00+02:00 Copyright (c) 2019 Medicina e Morale https://www.medicinaemorale.it/index.php/mem/article/view/564 Creare e coordinare una rete regionale di comitati etici per la pratica clinica. Risultati e lezioni apprese da uno studio qualitativo svolto in Veneto / Establishing and coordinating a regional network of healthcare ethics committees. Findings and lessons learnt from a qualitative research in the Veneto Region (Italy) 2019-04-19T12:31:59+02:00 Enrico Furlan enrico.furlan@unipd.it Corrado Viafora enrico.furlan@unipd.it Nadia Oprandi enrico.furlan@unipd.it Sabrina Cipolletta enrico.furlan@unipd.it Mentre i comitati etici per la ricerca sono diffusi in tutta Italia, comitati etici esclusivamente dedicati alla pratica clinica sono piuttosto rari. Un’eccezione significativa è costituita dalla Regione Veneto, ove il governo regionale ha promosso fin dal 2004 la creazione di una rete di oltre 20 comitati etici per la pratica clinica (CEPC), al servizio di una popolazione di circa 5 milioni di abitanti. Questa notevole esperienza, tuttavia, non era stata finora studiata. Per colmare tale lacuna, sono stati progettati e realizzati quattro focus group (FG), al fine di indagare le opinioni di componenti esperti di questa tipologia di comitati, relativamente al modo in cui operano, alla rilevanza del lavoro svolto dai CEPC e ai bisogni da soddisfare per migliorare la qualità del servizio. L’analisi qualitativa di quanto emerso dai FG ha portato all’identificazione di tre temi principali, che sono presentati e discussi, vista la rilevanza che potrebbero avere per simili reti: 1) una dicotomia tra la rilevanza dei CEPC, sperimentata dai componenti dei comitati stessi, e lo scetticismo che circonda questi organismi; 2) una mancanza di omogeneità tra comitati, sia in merito alla loro attività principale, sia rispetto al loro rapporto con la direzione e al modo in cui sono selezionati i componenti; 3) la consapevolezza che i CEPC hanno bisogno di coordinamento e supporto. Dopo aver proposto un’interpretazione di questi temi, vengono offerte alcune raccomandazioni alle istituzioni sanitarie che volessero istituire una rete di CEPC che contribuisca a radicare e rafforzare la riflessione etica all’interno del mondo sanitario. <br />----------<br /> While research ethics committees (RECs) are well established and widespread all over Italy, self-standing healthcare ethics committees (HECs) are relatively rare. A notable exception is the Veneto Region, where the Regional Government has promoted the creation of a network of over 20 HECs since 2004, serving a population of approximately 5 million inhabitants. This remarkable undertaking has not, however, been studied yet. To fill this gap, four focus groups (FGs) have been designed and carried out to investigate the opinions of expert HEC members as to the way HECs operate, the relevance of the work performed by the committees, and their most important needs in order to improve the quality of the services they provide. The qualitative content analysis has led to the identification of three main recurrent themes, which are presented and critically discussed, since they may be relevant for similar networks: 1) a dichotomy between the perceived importance of the ethics committee by HEC members and the widespread scepticism or indifference among healthcare professionals; 2) a lack of homogeneity among committees, as to their main activity, their relationship with the management of the hosting institution, and the way HEC members are recruited; 3) the awareness that these HECs need stronger coordination and support. After proposing an interpretation of these main themes, we conclude by giving recommendations to healthcare institutions wishing to set up a network of HECs with the aim of rooting and straightening ethical reflection within the healthcare setting. 2019-04-10T00:00:00+02:00 Copyright (c) 2019 Medicina e Morale https://www.medicinaemorale.it/index.php/mem/article/view/565 La percezione degli operatori sanitari sulle cure palliative come mezzo per promuovere la qualità di vita dei pazienti e prevenire le richieste eutanasich / Healthcare workers’ perception of palliative care as a means to foster patients' quality of life and to prevent euthanasia requests* 2019-04-19T12:31:25+02:00 Konstantinos Mastorakis konstantinos.mastorakis@mcgill.ca Massimo Continisio konstantinos.mastorakis@mcgill.ca Maria Francesca Siotto konstantinos.mastorakis@mcgill.ca Luca Navarini konstantinos.mastorakis@mcgill.ca Franco Carnevale konstantinos.mastorakis@mcgill.ca Mary Ellen Mac Donald konstantinos.mastorakis@mcgill.ca Claudia Navarini konstantinos.mastorakis@mcgill.ca Nel 2010 è stata emanata in Italia la Legge 38, che punta a migliorare formazione e tirocini nel campo delle cure palliative, sebbene al momento non esista un sistema nazionale di monitoraggio di tali pratiche su scala nazionale. A livello internazionale l’eutanasia si è andata sempre più configurando come trattamento possibile fra le cure di fine vita, mentre in Italia resta formalmente illegale. Esistono alcuni studi italiani sulle prospettive dei pazienti rispetto alle cure palliative e all’eutanasia, ma la letteratura relativa alla percezione degli operatori sanitari palliativisti è esigua. Scopo del presente studio è l’indagine di tali percezioni, sia rispetto alla qualità delle cure palliative sia al potenziale ruolo dell’eutanasia nelle cure di fine vita in Italia. La ricerca è stata condotta in tre hospice romani. È stato sviluppato e somministrato un questionario con 75 item graduati secondo la scala Likert a 5 punti, utilizzando come metodi di analisi l’analisi fattoriale e, per la parte statistica, SPSS. Il questionario è stato completato da 56 soggetti. Nella percezione dei partecipanti, i fattori rilevanti per la qualità delle cure palliative sono risultati sette: sofferenza fisica e sociale, benessere psicologico e spirituale, benessere emozionale, partecipazione alle decisioni, compassione, speranza ed empatia. Inoltre, le cure palliative ridurrebbero il desiderio di morte e di eutanasia. I fattori più importanti che emergono dal lavoro sono la sofferenza o il benessere sociali, fisici e psicologici. Gli operatori sanitari coinvolti nello studio non sostengono l’ipotesi dell’eutanasia e anzi ritengono che le cure palliative riducano il desiderio di ottenerla. <br />----------<br /> In 2010, the State Law no 38 was enacted in Italy, seeking to improve palliative care education and training. There is currently no national monitoring system for palliative care practices in Italy. Euthanasia has become increasingly available internationally as an alternative amidst end-of-life care options, although in Italy this is not the case, and it is formally illegal. Although there are a few studies regarding patients’ perspectives regarding the issue of palliative care and euthanasia in Italy, there is limited literature focused on the perspectives of palliative care health care professionals. The purpose of this study is to explore the perspectives of hospice workers regarding both the quality of palliative care and the potential role of euthanasia in end-of-life care in Italy. This research was conducted with hospice clinicians in three hospices in Rome. A 75 item 5-point Likert scale questionnaire was developed and administered. Factor analysis was used, and descriptive statistics were performed using SPSS. Fifty-six respondents completed the questionnaire. From participants’ perspectives, there are seven significant factors explaining the quality of palliative care in Italy: social and physical suffering, psychological and spiritual well-being, emotional well-being, participation in decision making, compassion, hope, and empathy in care, while reducing patients’ desire for death and euthanasia. The most important of these factors regard social, physical and psychological suffering and well-being. Hospice workers in this study did not support euthanasia and felt that palliative care decreases the patient’s desire for euthanasia. <br /><br /> * The manuscript was presented as an abstract in an International Congress on Palliative Care. 2019-04-10T00:00:00+02:00 Copyright (c) 2019 Medicina e Morale https://www.medicinaemorale.it/index.php/mem/article/view/566 Correlazioni positive tra spiritualità e salute: i risultati di alcune indagini / Positive correlations between spirituality and health: results from some surveys 2019-04-19T12:30:56+02:00 Paolo Morocutti Paolo.Morocutti@unicatt.it La dimensione religiosa dell’uomo contribuisce in modo sostanziale al mantenimento della condizione medica generale, migliorando e preservando la qualità della vita. Quanto fa bene la fede? La preghiera fa ammalare meno e guarire prima? La partecipazione ai servizi religiosi porta realmente un effetto positivo sulla salute? Gli studi esaminati in questo articolo sembrano rispondere affermativamente a queste domande, evidenziando la stretta correlazione tra religiosità/spiritualità, salute e benessere fisico e psicologico. L’impatto antropologico e sociologico di tale realtà conduce ad evidenti riflessioni storiche e filosofiche, ma anche mediche e bioetiche, generando l’esigenza di una profonda trasformazione nella formazione del personale sanitario, dove l’aspetto religioso o spirituale non è ritenuto importante, né rilevante nell’approccio medico per la cura e l’assistenza del paziente. Nonostante ciò, numerosi studi approfondiscono ed attestano l’importanza di questo aspetto sia dei singoli, sia dell’intera popolazione. <br />----------<br /> Religious dimension of man contributes substantially to maintain general medical condition, improving and preserving quality of life. How good is faith? Does prayer make you sick less and get better sooner? Does participation in religious services actually have a positive effect on health? The studies examined within this article seem to answer positively to these questions, highlighting the close correlation between religiosity / spirituality, health and physical and psychological well-being. The anthropological and sociological impact of this reality leads to evident historical and philosophical as well as medical and bioethical reflections, generating the need for a deep transformation of health personnel training, where the religious or spiritual aspect are not considered as important, nor relevant for medical approach to patient’s care. Nevertheless, several studies address and highlight the importance of this aspect for both individuals and whole population. 2019-04-10T00:00:00+02:00 Copyright (c) 2019 Medicina e Morale https://www.medicinaemorale.it/index.php/mem/article/view/567 Compliance with the principle of autonomy of pregnant women during their childbirth / Cumplimiento del principio de autonomía de las mujeres gestantes durante su parto 2019-04-19T12:30:28+02:00 María Dolores Hernández Benítez lolaherbe@hotmail.com Objective: to determine the degree of compliance with the requests that women reflect in their birth plans and determine their influence on the main obstetric and neonatal outcomes. Method: retrospective, descriptive and analytical study with 178 women with a delivery plan in third level hospitals. Inclusion criteria: low risk pregnancy, cephalic presentation, single-term delivery. We excluded scheduled and urgent caesarean sections without labor. A descriptive and inferential analysis of the variables was carried out. Results: the delivery plan was fulfilled mostly in only 37% of the women. The group of women where compliance was low (less than or equal to 50%) had a percentage of caesarean sections of 18.8% and their children had worse results in Apgar test and cord pH; while in women with high compliance (75% or greater), the percentage of caesarean sections fell to 6.1% and their children obtained better results. Conclusion: the delivery plan has a low degree of compliance. The greater the compliance, the better the maternal and neonatal results. It can be an effective tool in achieving better results in the mother and her child. Measures are needed to improve the degree of compliance. <br />----------<br /> Objetivo: conocer el grado de cumplimiento de las solicitudes que las mujeres reflejan en sus planes de parto y determinar su influencia en los principales resultados obstétricos y neonatales. Método: estudio retrospectivo, descriptivo y analítico con 178 mujeres con plan de parto en hospitales de tercer nivel. Criterios de inclusión: gestación bajo riesgo, presentación cefálica, parto único a término. Se excluyeron cesáreas programadas y urgentes sin trabajo de parto. Se realizó un análisis descriptivo e inferencial de las variables. Resultados: el plan de parto se cumplió mayoritariamente solo en el 37% de las mujeres. El grupo de mujeres donde el cumplimiento fue bajo (menor o igual al 50%) tuvo un porcentaje de cesáreas del 18,8% y sus hijos tuvieron peores resultados en test de Apgar y pH de cordón; mientras que en mujeres con cumplimiento alto (75% o mayor), el porcentaje de cesáreas cayó al 6,1% y sus hijos obtuvieron mejores resultados. Conclusión: el plan de parto tiene un grado de cumplimiento bajo. A mayor cumplimiento mejores son los resultados maternos y neonatales. Puede constituir una herramienta eficaz en la consecución de mejores resultados en la madre y su hijo. Son necesarias medidas que mejoren su grado de cumplimiento. 2019-04-10T00:00:00+02:00 Copyright (c) 2019 Medicina e Morale https://www.medicinaemorale.it/index.php/mem/article/view/568 Licenza di uccidere. Per un’analisi critica delle tesi di Jeff McMahan / Licence to kill. For a critical analysis of Jeff McMahan’s theses 2019-04-19T12:30:00+02:00 Valentina Voce valentina.voce@unicatt.it Questo articolo prende in esame la riformulazione del concetto di persona, proposta dal filosofo Jeff McMahan in The Ethics of Killing, come embodied mind. La proposta teorica di McMahan ha una chiara valenza pratica perché, in accordo con una prospettiva funzionalista, identifica la persona con l’acquisizione delle sue capacità cognitive, tracciando una linea discriminatoria tra esseri umani: alcuni non sarebbero persone e pertanto non potrebbero condividere gli stessi diritti che “noi” persone abbiamo. McMahan sviluppa, sulla base di questa impostazione, una gerarchia etica che rende legittima l’uccisione di tutti quegli esseri umani che, a suo avviso, non si possono considerare persone come ad esempio embrioni, feti e individui in stato vegetativo. Il saggio, che rende conto di alcune interessanti annotazioni critiche svolte dalla filosofa Eva Kittay alla proposta di McMahan, si propone di valutare la consistenza teorica di questa teoria e di porla in riferimento alla questione etica e sociale connessa con la tutela dei diritti delle persone con disabilità cognitiva grave. Sulla base delle considerazioni svolte, si è giunti alla conclusione che le teorie di McMahan, e le conseguenze che ne derivano per l’etica pratica, vadano respinte in quanto la separazione tra la nozione di persona e quella di essere umano non risulta adeguatamente giustificata, essendo fondata su una mistificazione dell’uomo privato della sua fondamentale dimensione corporea. <br />----------<br /> This article takes into account the redefinition of the concept of personhood as embodied mind, proposed by philosopher Jeff McMahan in his book The Ethics of Killing. McMahan’s theoretical proposal has clear practical implications because, according with a functionalist perspective, he identifies personhood with the acquisition of sophisticated cognitive abilities, drawing a discriminatory line among human beings: some are non-persons and therefore they do not share the same rights we persons have. Based on this approach, McMahan develops an ethical hierarchy that makes legitimate the killing of all human beings who, according to his theories, can not be considered as persons, such as embryos, fetuses, and individuals in a vegetative state. The essay, which considers some interesting critical annotations made by philosopher Eva Kittay to McMahan’s proposal, intends to evaluate the theoretical consistency of his theory and to connect it to the ethical and social matter of recognizing and protecting the rights of people with severe cognitive disability. On the basis of our considerations, we concluded that McMahan’s theories, and their consequences for practical ethics, should be rejected because the disjunction between the notion of personhood and that of human being is not properly demonstrated, being based on a mystification of mankind deprived of its fundamental bodily dimension. 2019-04-10T00:00:00+02:00 Copyright (c) 2019 Medicina e Morale https://www.medicinaemorale.it/index.php/mem/article/view/569 Il dibattito in Bioetica - Il senso della Vita nella “Terminalità”. Curare e “prendersi cura” delle fragilità prenatali 2019-04-19T12:29:31+02:00 Giuseppe Noia studio@noiaprenatalis.com <p><span>Non disponibile / Not available</span></p> 2019-04-10T00:00:00+02:00 Copyright (c) 2019 Medicina e Morale